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In Primo Piano Le carceri

Sollicciano: la diga dei 1000 è caduta

Conferenza stampa del Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze

Venerdì 9 luglio ore 12,00
Palazzo Canacci – Piazza della Parte Guelfa, 3 piano secondo

LA DIGA DEI 1.000 E’ CADUTA!
Cercasi volonterosi per impedire il Vajont
Un Piano per Sollicciano e per il carcere in Italia

Obiettivi primi e ultimi:

– Autogoverno subito a Sollicciano: costituzione di un Comitato per la gestione pubblica del carcere a Firenze
– Appello alla Regione per un Tavolo sulla sanità penitenziaria
– Mettere in atto il progetto pilota per l’uscita dei tossicodipendenti dal carcere
– Individuare una Casa per la semilibertà nel cuore di Firenze
– Lo scandalo di Empoli prosegue: l’istituto è chiuso e le donne a Sollicciano sono come sardine; la Corte dei Conti non ha niente da dire?
– Realizzare i lavori per la vivibilità a Sollicciano ( seconda cucina, allargamento passeggi) e garantire i servizi essenziali per l’estate a cominciare dai frigoriferi
– Applicare la circolare Ardita ( celle aperte, maggiore utilizzo del Giardino degli Incontri, campo sportivo sempre in funzione).

La crisi del carcere in Italia non è dovuta solo al sovraffollamento, ma anche alla mancanza di un progetto. L’amministrazione penitenziaria è incapace e produce solo danni.
E’ questo il momento di definire un quadro di riforma radicale. Occorre partire dal basso con il coinvolgimento dei detenuti, dei volontari, degli educatori del personale e del Comune, della Provincia e della Regione.

E’ indispensabile una sensibilizzazione dei cittadini attraverso incontri, manifestazioni, spettacoli con la collaborazione di artisti disponibili.
E per cominciare, un digiuno di massa o a staffetta?

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Agenda

Il Carcere, gli spazi e gli affetti

COORDINAMENTO ENTI E ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO PENITENZIARIO – SEAC
IL CARCERE, GLI SPAZI E GLI AFFETTI
32° seminario di studi Seac Toscana
Firenze, Giardino degli incontri di Sollicciano
21 giugno 2010

Programma provvisorio
ore 9.00 – 13.00
Saluti : Oreste Cacurri, Direttore Casa Circondariale di Sollicciano
Rappresentanti Comune e Provincia di Firenze , Regione Toscana
Maria Pia Giuffrida – Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria
Luisa Prodi Presidente SEAC
Relazioni:
Alessandro Margara Presidente Fondazione Michelucci
Sebastiano Ardita Direttore Ufficio detenuti e trattamento Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Emilio Santoro Docente Teoria del Diritto Università di Firenze
Elisabetta Laganà, Presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia
Ore 11 – Tavola rotonda
Moderatore: Franco de Felice Caporedattore TGR Rai Toscana
Mauro Palma Presidente Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura
Antonietta Fiorillo, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Firenze
Franco Corleone, Garante diritti detenuti Firenze
È stato invitato Santi Consolo, Vice Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria
Rinfresco nel Giardino degli incontri
ore 14.00 – 18.00

Tavola Rotonda
Lucia Castellano
Direttrice carcere Bollate
Luisa Prodi
Presidente SEAC
Ornella Favero, Direttrice Ristretti Orizzonti
Polizia Penitenziaria e operatori
Rappresentanti detenuti

Le iscrizioni, corredate da luogo e data di nascita, devono pervenire entro il 14 giugno 2010 ad:
A.V..P. Associazione Volontariato Penitenziario
Via Cavour, 57 presso la Corte di Appello –
50129 – Firenze – Fax 055/486140
Cell. 339215634
In collaborazione con Conferenza Regionale Volontariato Giustizia Toscana
Sono stati richiesti i patrocini di Comune e Provincia di Firenze e della Regione Toscana

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Agenda Le carceri

Gli spazi della cultura nell’architettura carceraria

Sabato 12 giugno 2010
Ore 9.30
Complesso le Murate, Saloncino
piazza Madonna della neve, Firenze
SEMINARIO
Gli spazi della cultura nell’architettura carceraria

Moderatore: Nicola Solimano – Fondazione Michelucci
Apertura dei lavori
Salvatore Allocca – Assessore al Welfare sociale regionale e alle questioni
carcerarie
Sorvegliare e punire: la breccia della cultura
Alessandro Margara – Presidente della Fondazione Michelucci
Il linguaggio delle idee, il linguaggio del corpo
Franco Corleone – Garante dei diritti delle persone private della libertà
Seminare libri nelle carceri
Angela Barlotti – Librarian to service to People with Special Needs
Bibliotecaria al servizio di persone con bisogni speciali
Vedere con altri occhi, progetto intercultura VIII sezione
Sollicciano e IV C Liceo Artistico L. B. Alberti di Firenze
Lucia Dantini – Azienda Sanitaria Firenze Sert penitenziario
Intervento dei partners
Spazio discussione

Il seminario verrà trasmesso in video streaming su www.intoscana.it

Scarica il programma di Art and culture in prison: Arte e cultura in carcere.pdf

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In Primo Piano Le carceri

Giustizia: “carcere inumano”, è pronta una denuncia per Ionta

Il Garante dei detenuti del comune di Firenze Franco Corleone annuncia un’iniziativa giudiziaria nei confronti del capo del Dap e del ministro della Giustizia per il “trattamento inumano e degradante” nelle carceri italiane e toscane. Il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze sta lavorando a una denuncia da presentare contro il Capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria e, forse, contro il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Lo ha reso noto lo stesso garante Franco Corleone in una conferenza stampa. “Un gruppo di avvocati – ha spiegato – sta lavorando per preparare una denuncia nei confronti del capo del Dap Franco Ionta e, forse, anche nei confronti del ministro della Giustizia Alfano per la violazione del regolamento del 2000 per l’esecuzione dell’ordinamento penitenziario”. Quello, ha precisato Corleone, è un documento (in 135 articoli) che avrebbe portato a una “grande riforma” del sistema carcerario ma “non viene applicato”. “Il Dap – ha aggiunto – ha sempre spiegato la mancata applicazione del regolamento con la scarsità di risorse, ma ora i fondi ci sono: in Finanziaria sono stati stanziati 500 milioni di euro per il piano carceri e altri 150 milioni sono stati presi dalla cassa ammende. Ora non ci sono più scuse: si vuole costruire nuove carceri o applicare il regolamento e investire per garantire servizi sanitari, docce, mense, riscaldamento?”. La denuncia si riferisce, naturalmente, alla situazione dell’area fiorentina. Corleone ha anche annunciato che il coordinamento dei Garanti sta predisponendo, a livello nazionale, un “modello di denuncia individuale, che potranno firmare i singoli detenuti, per la situazione degli spazi ridotti” e preannunciato iniziative di “disobbedienza civile”. Sulla situazione toscana, il Garante ha espresso grande preoccupazione per la paventata costruzione di un nuovo padiglione nel carcere fiorentino di Sollicciano che dovrebbe ospitare 200 detenuti e dovrebbe sorgere accanto al Giardino degli incontri, un’area verde dove i detenuti incontrano i familiari: “L’amministrazione penitenziaria vuole fare soltanto un accatastamento di corpi, un’ammucchiata di persone – ha detto il garante – Il nuovo padiglione avrebbe un impatto ambientale devastante, ridurrebbe la vivibilità del carcere ed eliminerebbe parte delle aree verdi. Sarebbe uno sfregio verso il Giardino degli incontri. Ci mobiliteremo per impedirne la realizzazione”. Franco Corleone è intervenuto anche sulla “vicenda paradossale del carcere di Empoli”, dimesso da oltre un anno e dove il 9 marzo era prevista l’apertura del primo istituto italiano interamente riservato alle detenute transessuali. “L’apertura non è avvenuta – ha concluso Corleone – non c’è stata nessuna spiegazione e le detenute che erano con i bagagli in mano per il trasferimento da Sollicciano, non conoscono il loro destino”. Il Garante ha infine chiesto alcuni impegni alla nuova amministrazione della Toscana: in primo luogo l’istituzione del garante regionale per i diritti dei detenuti e un piano per l’uscita dei tossicodipendenti dalle carceri.

Dall’Asca,  23 marzo 2010

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In Primo Piano Le carceri Rassegna Stampa

Empoli, il carcere vuoto due agenti, zero detenuti

Il carcere empolese di Pozzale è un caso già da mesi per la sua sottoutilizzazione. Un vero scandalo in un’Italia piena di carceri che scoppiano. Ma ora è un caso due volte: perché la struttura da ben sei mesi è completamente vuota. 26 celle, due agenti di guardia a nessuno, una destinazione (carcere per trans) che ancora non matura benché sia stata decisa da tempo. E poco lontano l’Opg di Montelupo è un inferno

di Lucia Aterini, da Il tirreno del 7 gennaio 2010

EMPOLI. A Pozzale è rimasto un fortino di cemento vuoto e inutile. Una fortezza Bastiani, come quella del “Deserto dei tartari”, che però alle tasche dei contribuenti costa migliaia di euro. Mentre, invece, a pochi chilometri di distanza, nell’Opg di Montelupo, i detenuti soffocano in celle piccole e anguste, dove vivono come nelle stive dei conigli. Dovrebbero essere 120 al massimo e sono 180.

Una assurdità colossale che costa e che non si spiega perché da un anno e mezzo l’amministrazione penitenziaria ha predisposto la trasformazione della struttura empolese a carcere per i transgender di Sollicciano e i lavori di adeguamento sono già terminati. I motivi di questi ritardi sono sconosciuti. E comunque danno l’idea che l’operazione conversione sia stata nel complesso malgestita.

In più pare di entrare in un labirinto del paradosso perché, dopo tanti proclami ufficiali del ministero, la destinazione di Pozzale potrebbe essere anche diversa rispetto a quella concordata. Mesi fa era venuta fuori l’ipotesi che nel piccolo carcere empolese che ha recuperato decine e decine di giovani tossicodipendenti ci potevano essere trasferiti i pazienti più gravi dell’Opg di Montelupo. Pozzale come valvola di sfollamento della villa dell’Ambrogiana. Mentre, invece, di recente si parlava di un carcere per detenuti che fanno l’università. Nell’empasse operativa, le voci si rincorrono. E vengono fuori le tesi più strane.

Declino e chiusura.
La verità è che da anni è sotto gli occhi di tutti, compreso quelli di Regione e Comune di Empoli, che il fiore all’occhiello dell’amministrazione penitenziaria italiana era destinato alla sepoltura. Che per mesi la struttura è costata 3/4 mila euro al giorno con 22 addetti alla sorveglianza e sei operatori per garantire un servizio quando all’interno c’erano solo paio di detenute. E ancora, dopo sei mesi che il carcere è vuoto, non è stato messo riparo all’emorragia di soldi e all’inutilità evidente di 26 celle. Tutto questo alla faccia della razionalizzazione delle spese declamata dall’amministrazione penitenziaria. Le tre ragazze rimaste, quando ancora dovevano terminare gli esami per ottenere la licenza di terza media, erano state trasferite in altri istituti all’improvviso. Era la fine di giugno. Gli unici ospiti ora sono rimasti alcuni agenti tenuti a sorvegliare la struttura. Il ripopolamento del carcere con i transessuali doveva avvenire a settembre, poi a fine anno. Poi… non si sa. I rinvii si sono sommati ai rinvii.

Nuove ipotesi. «Sono abbastanza stufo di parlare del carcere di Empoli – attacca Franco Corleone, garante dei detenuti di Sollicciano – sono stati spesi migliaia di euro per aumentare la sicurezza della struttura e ora vengono fuori nuove ipotesi sulla sua destinazione futura». «Ma perché invece di chiuderlo – continua Corleone – non è stato utilizzato fino a quando non veniva concretizzato il nuovo progetto con i transessuali? Tenere un carcere vuoto è un insulto alla ragione quando tutte le strutture sono al collasso e scoppiano». E anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano più volte si è espresso con l’invito a porre rimedio al sovraffollamento nelle carceri. Franco Corleone conclude: «Si prendono decisioni senza però poi fare i conti con la realtà carceraria. Senza contare che la soluzione trovata, tra l’altro, contribuisce a ghettizzare ulteriormente i detenuti transessuali che invece dovrebbero essere inseriti gradualmente nelle strutture femminili». Anche gli operatori, distaccati ora in altri istituti tipo Opg, (oltre alle 22 guardie carcerarie e sei operatori ci sono anche i medici) non sanno quando rientreranno a Pozzale. Tra l’altro, il corso di formazione che dovevano frequentare per lavorare con i transessuali non è ancora partito. E non ci sono date fissate.

La direttrice. Convinta, invece, che la struttura di Pozzale riaprirà presto con i transgender è Margherita Michelini, direttrice del carcere empolese e ora distaccata a Sollicciano. Quella con i trans doveva essere la prima esperienza in Italia, con detenuti provenienti anche di altre carceri italiani (nella sezione di Sollicciano sono una quindicina). Progetti e studi in questo senso sono già stati elaborati dalla direttrice e dai suoi collaboratori. «A Pozzale dovevano essere fatti interventi nei bagni – spiega la direttrice – e doveva essere ampliata la portineria per motivi di sicurezza. I lavori sono stati già conclusi. Penso che tra poco venga fatto il trasferimento». «Tra l’a ltro – continua Michelini – abbiamo giù preso contatto con una struttura dell’ospedale di Careggi, il Ciadig, l’unico centro in Toscana composto da endocrinologi, psichiatri e psicologi che si occupa di transgender». E conclude: «Sotto le feste non era opportuno spostare le detenute di Sollicciano. Se non ci sono nuovi indirizzi da parte del ministero, a breve la struttura di Pozzale sarà a regime di nuovo». Ma è proprio quella possibilità di “nuovi indirizzi” che lascia qualche dubbio sul fatto che le 26 celle di Pozzale siano destinate a essere riempite presto.

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I miei articoli Le carceri

La protesta che smonta il piano Alfano

Articolo uscito sul Manifesto del 20 agosto 2009.

Il carcere di Firenze in questi giorni si è reso protagonista di manifestazioni vibranti per rivendicare diritti minimi alla vita e alla dignità. Sarebbe troppo sbrigativo e pericoloso parlare di rivolta, anche per non alimentare la voglia di chi vorrebbe menare le mani in nome dell’ordine e della sicurezza.
La direzione del carcere ha privilegiato la via del dialogo invece che quella dei rapporti e delle sanzioni. Ieri mattina ho partecipato a una lunga riunione con oltre trenta detenuti in rappresentanza delle sezioni del penale e soprattutto del giudiziario che è al centro della protesta per la durezza delle condizioni esistenziali.
Tutti hanno parlato, italiani e stranieri, dando una dimostrazione di solidarietà pur nella diversità di aspettative e di relazioni.
E’ stato un bagno di concretezza, attraverso la illustrazione di un catalogo di esigenze che all’osservatore esterno possono apparire banali, minime ma che nel contesto sono davvero fondamentali.
La denuncia di un pane immangiabile, di cibo scarso e scadente, dell’ora d’aria ridotta, della mancanza della doccia la domenica, dello scarso uso del campo sportivo, dei costi del sopravvitto, dell’indecenza dei materassi, della mancanza di detersivi per garantire un minimo di igiene in cella e nei bagni. Sono solo alcune delle violazioni di diritti fondamentali denunciate.
Da questo incontro è scaturita una piattaforma rivendicativa per l’applicazione del Regolamento del 2000, che doveva costituire un tassello per la realizzazione della riforma penitenziaria. Ma giace inapplicato e dimenticato nei cassetti dei sogni impossibili.
I detenuti hanno manifestato con chiarezza anche la necessità di un nuovo codice penale e soprattutto il timore di un sovraffollamento senza fine e incontrollato.
A questo proposito sanno bene il peso che una legge come quella sulle droghe comporta nell’equilibrio del carcere e hanno chiesto l’applicazione delle misure alternative per tutti e in particolare dell’affidamento speciale previsto per i tossicodipendenti. “Per avere una risposta per andare in comunità si aspetta un anno!” è stato il grido collettivo.
Un’altra questione drammatica emersa nel confronto è quella del rilascio del codice fiscale per gli stranieri; pare che dopo il decreto Maroni gli Uffici delle Agenzie delle Entrate facciano maggiori difficoltà e senza questo documento non si può accedere neppure ai lavori domestici del carcere. Per gli stranieri ciò rappresenta una vera tragedia. Anche il divieto di telefonate dirette ai cellulari invece che ai telefoni fissi è fonte di grave disagio.
In tanti abbiamo lamentato in questi anni il silenzio del carcere, ridotto a deposito di corpi abbandonati e destinati all’autolesionismo, l’unico linguaggio a disposizione degli ultimi della terra. Ora un primo fascio di luce ha illuminato questa enorme discarica sociale nelle giornate di ferragosto, grazie alla presa di parola dei prigionieri.
Occorrerà un impegno particolare da parte delle associazioni di volontariato impegnate sul carcere per rafforzare questo movimento nato dalla rivendicazione di bisogni essenziali e renderlo credibile come interlocutore dell’Amministrazione penitenziaria.
E’ bastata la richiesta del pane e dei materassi per ridicolizzare e sotterrare il piano carcere del ministro Alfano, che bussa cassa all’Unione Europea per l’edilizia penitenziaria.
Da oggi è chiaro che tutte le risorse disponibili devono essere utilizzate per migliorare le condizioni di vita quotidiana e per rispettare il principio costituzionale sul senso della pena. Non più carceri, ma meno carcere.

Franco Corleone

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Pane ammuffito

Da Repubblica del 19 agosto, edizione di Firenze.

pane ammuffitoSollicciano protesta per il pane ammuffito
Detenuti in agitazione, polizia e carabinieri intervengono ma senza entrare in carcere. Il garante: “1,53 euro per colazione, pranzo e cena”

Pane ammuffito e pasti inadeguati, insieme al sovraffollamento, stanno provocando una serie di proteste nel carcere di Sollicciano. Già nella notte tra lunedì e ieri i detenuti hanno sbattuto pentole contro le sbarre, fatto cori e incendiato pezzi di carta. Proprio il fuoco ha spinto la polizia penitenziaria a chiedere aiuto a polizia e carabinieri, che comunque non sono mai entrati nel carcere. Anche ieri mattina la protesta si è ripetuta. «Dai colloqui che ho avuto con i detenuti di Sollicciano – commenta Franco Corleone, garante per i detenuti del Comune di Firenze – mi risulta che la causa scatenante delle proteste sia stata la distribuzione di pane ammuffito o comunque scadente negli ultimi due giorni». Il direttore del carcere, Oreste Cacurri, ammette il problema ma sottolinea che è stato risolto molto velocemente. «Da tempo – dice sempre Corleone – raccolgo lamentele sulla qualità del vitto e anche sulla quantità distribuita. Del resto in Toscana il cibo nelle carceri ha un costo medio per detenuto di 1,53 euro al giorno, cioè per tre pasti, una cifra che deve far riflettere. Ci sono poi carenze di docce, di frigoriferi. E i detenuti hanno difficoltà ad avere visite mediche rapide quando devono fare radiografie».
In questi giorni, proteste stanno scoppiando in varie carceri italiane. Il motivo è soprattutto il sovraffollamento. A Sollicciano, ha detto sempre Corleone, nelle celle da un detenuto stanno anche in tre persone. Oggi nel penitenziario si terrà una riunione. «Abbiamo convocato la commissione detenuti – dice sempre Cacurri – Al momento comunque la situazione è tollerabile. Non sono stati fatti danni importanti». Ma anche in altre carceri toscane la situazione è difficile. Il 13 agosto a Pistoia una agente della penitenziaria sarebbe stato aggredito e chiuso in una cella da un detenuto senegalese. Lo hanno liberato due colleghi. Sempre nei giorni scorsi, a San Gimignano, un detenuto scoperto a rubare medicinali dall´infermeria si è scagliato contro gli agenti. (mi.bo.)

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Lettera aperta al Sindaco di Firenze

Ecco la lettera aperta al nuovo Sindaco di Firenze pubblicata da Repubblica il 12 luglio 2009.

Caro Sindaco,
ho particolarmente apprezzato l’attenzione da Lei  riservata ai detenuti in occasione dello scambio di consegne con Leonardo Domenici. Poiché sono convinto che  non sia stato un fatto né rituale né di circostanza, mi permetto di rivolgerLe un invito pressante per una visita al carcere di Sollicciano alla vigilia del Consiglio Comunale che segnerà l’inizio dell’attività della nuova amministrazione Le carceri italiane sono sull’orlo del collasso mentre il Governo e l’Amministrazione Penitenziaria danno una prova  di irresponsabilità preoccupante di fronte al sovraffollamento abnorme che provoca condizioni di assoluta invivibilità particolarmente nel periodo estivo. Il caldo, la promiscuità, l’assenza di attività scolastiche e lavorative, addirittura la riduzione dei colloqui con i familiari, mettono a rischio la convivenza oltre che violare le norme dell’ordinamento penitenziario.
In Italia siamo vicini a 65.000 detenuti, a Firenze la cifra è stabilizzata intorno alle 950 unità: siamo al doppio della capienza regolamentare e nessuna misura, anche solo di razionalizzazione, viene ipotizzata.
Il carcere è parte della città. Firenze ha dato un grande contributo alla riflessione sulla giustizia e sulla cultura della pena legata ai principi della Costituzione con il pensiero di Mario Gozzini, di Ernesto Balducci e di Giovanni Michelucci.
Questo patrimonio intellettuale deve spingere il Comune a farsi protagonista contro il degrado. Un gesto di attenzione da parte sua all’inizio del mandato avrebbe un significato simbolico, per testimoniare la sensibilità delle istituzioni verso un grave problema di emergenza civile che non riceve l’attenzione dovuta da parte di un’opinione pubblica spesso distratta e ripiegata su se stessa. La sua presenza, sono sicuro, darebbe fiducia ai detenuti, un incoraggiamento a tutto il personale e una spinta all’amministrazione penitenziaria per non assistere inerte al disastro annunciato.

Con  cordialità,
Franco Corleone
Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze

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Le carceri Rassegna Stampa

Giovane detenuta muore a Sollicciano

Da Repubblica dell’8 luglio 2009

UNA donna di 27 anni, madre di un bambino, detenuta nel carcere fiorentino di Sollicciano, è stata trovata morta lunedì sera nella sua cella. Il pm d’ urgenza Andrea Cusani ha disposto la autopsia. Dall’ istituto penitenziario si spiega che non si tratta di una morte violenta o un suicidio: si pensa a un malore. Sul suo corpo non sono state trovate tracce di violenza. Sulle cause sono al vaglio diverse ipotesi, compresa quella che la donna possa aver sniffato gas da un fornellino. E’ una pratica diffusa negli istituti penitenziari. Talvolta i detenuti sniffano il gas dei fornellini da campeggio per stordirsi e cercare lo «sballo», e non sono pochi quelli che ci hanno rimesso la vita. Alcuni mesi fa il sindacato autonomo della polizia penitenziaria ha chiesto che non venga più consentito l’ uso dei fornelletti nelle celle. Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze, spiega che la giovane detenuta è «morta per cause da accertare con precisione. Sono escluse violenze o aggressioni». La donna «era in carcere per piccoli reati legati alla tossicodipendenza». «Questa tragedia – scrive Corleone – conferma che il carcere non può essere la soluzione per coloro che hanno una condizione legata alla tossicodipendenza. Occorre un impegno straordinario per trovare soluzioni alternative per chi è recluso e potrebbe essere aiutato con pene diverse dalla detenzione, e anche valutare l’ accettabilità di una legge, quella sulle droghe, che risulta essere la causa principale del sovraffollamento nelle carceri. A Sollicciano il sovraffollamento colpisce anche la sezione femminile (103 donne e 7 bambini) e incredibilmente l’ Amministrazione penitenziaria lascia vuoto l’ istituto di Empoli».

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Gli spazi della pena e l’architettura del Carcere

Sabato 13 giugno 2009 al “Giardino degli Incontri” del Carcere di Sollicciano – Firenze si è tenuto il seminario organizzto da La Società della Ragione che si è proposto di raccogliere idee e tematizzazioni per un convegno internazionale già in programma per il prossimo autunno. Il punto di partenza è la corrispondenza di forma e funzione nella pena. La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione urbanistica del penitenziario corrispondono alla sua funzione, al modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi contesti culturali, sociali ed economici. Scarica l’invito.

ecco alcuni degli interventi, dal sito della Società della Ragione: