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Agenda In Primo Piano

Il carcere a giudizio

carcere-a-giudizioIl carcere a giudizio
La condizione detentiva in Italia e la condanna della Corte Europea

SEMINARIO promosso da
Consiglio Regionale della Toscana
Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive
della libertà personale della Toscana
Fondazione Giovanni Michelucci

20 dicembre 2013, ore 9.30-14.00
Firenze, via Cavour 18, Sala delle Feste in Palazzo Bastogi

ore 9.30 – Apertura dei lavori
Alberto Monaci
Presidente del Consiglio Regionale della Toscana
Luigi Marroni
Assessore al Diritto alla salute della Regione Toscana

Presentazione del libro “Il carcere al tempo della crisi”
Alessio Scandurra
Fondazione Giovanni Michelucci

ore 10.30 – Relazioni
La lotta contro il tempo. La Toscana lancia la sfida della riforma?
Franco Corleone
Garante regionale dei diritti delle persone detenute della Toscana

Un percorso di uscita dalla crisi
Mauro Palma
Presidente Commissione ministeriale per le questioni penitenziarie

La salute dentro le carceri
Grazia Zuffa
Comitato nazionale di Bioetica

La visione costituzionale della pena
Andrea Pugiotto
Docente di Diritto costituzionale all’Università di Ferrara

Ore 11.45 – Pausa aperitivo

Ore 12.00 – Interventi
Antonietta Fiorillo
Presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze
Michele Passione
Osservatorio carcere dell’Unione camere penali italiane
Adriana Tocco
Garante regionale dei diritti delle persone detenute della Campania
Carmelo Cantone
Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria
Armando Zappolini
Presidente nazionale CNCA

Dibattito

Conclusioni
Alessandro Margara

Segreteria Garante Regionale dei diritti delle persone detenute tel. 055 2387802/ 055 2387806
garante.dirittidetenuti@consiglio.regione.toscana.it / i.baldacci@consiglio.regione.toscana.it
Fondazione Michelucci tel. 055 597149 segreteria@michelucci.it

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I miei articoli

Amnistia, non amnesia

carcere-zuglianoTra poco più di otto mesi l’Italia dovrà rispondere alle autorità giurisdizionali europee intorno alla condizione di vita nelle carceri italiane. Dovrà in sintesi fornire risposte adeguate e convincenti su come si è avviata ad assicurare i diritti fondamentali alle persone ristrette nelle nostre carceri, oggi inverosimilmente e tragicamente stipate in luoghi perlopiù fatiscenti. Va ricordato che ci sono circa 30 mila persone in più rispetto ai posti letto regolamentari. Inoltre una parte significativa della popolazione detenuta è costretta all’ozio in cella per 20-22 ore al giorno in condizioni degradanti.
In questo scenario è stato riproposto il tema dell’amnistia. Dopo la riforma costituzionale che ha reso quasi impossibile la sua approvazione con l’introduzione di un quorum assurdamente spropositato, si pone come un tema a tutto tondo politico. Un tema che è venuto periodicamente a galla per fronteggiare il surplus di detenuti.
L’amnistia e l’indulto, nella tradizione della Repubblica ad egemonia democristiana, sono state le vie per governare giustizia e carcere. Sono stati usati alla stregua di due rubinetti di scarico per liberare le scrivanie dei tribunali e sfoltire le presenze in galera. Le decine di provvedimenti di clemenza non suscitavano polemiche perché costituivano la valvola di sfogo per reggere un sistema che aveva scelto di non abrogare il Codice Rocco e di mantenersi fedele al processo inquisitorio.
Strumenti penali tipici di uno stato paternalistico-autoritario che in alternativa alle riforme mancate elargiva manciate di benefici a prezzo di saldo. Così è accaduto fino all’approvazione del nuovo codice di procedura penale e all’ultima amnistia del ministro Vassalli.
Purtroppo non solo quella riforma tanto attesa venne rapidamente ridimensionata dalla legislazione d’emergenza dei primi anni novanta ma non fu accompagnata da un nuovo Codice Penale (si continuarono però a elaborare progetti da parte di Commissioni ad hoc come le ultime elaborate da Federico Grosso, Carlo Nordio e Giuliano Pisapia). Peggio, nuove questioni sociali come l’immigrazione o l’uso di stupefacenti furono utilizzate per alimentare campagne securitarie e alimentare paure. Così in quegli anni si elaborò il diritto autoctono penale del nemico, dove il nemico era il tossicodipendente o l’immigrato. Due tipologie di detenuti che oggi complessivamente  riempiono per due terzi le nostre prigioni.
In questo scenario è assolutamente necessario abrogare quelle leggi, a partire dalla Fini-Giovanardi sulle droghe che come abbiamo dimostrato anche con l’ultimo Libro Bianco, è responsabile in modo massiccio del sovraffollamento carcerario. Eppure il dibattito parlamentare avvenuto a fine luglio in sede di conversione del decreto Cancellieri sull’esecuzione delle pene, che aveva misure di buon senso seppur non risolutive, è stato ancora una volta desolante tanto da temere la riviviscenza di una paccottiglia demagogica. In questo contesto ci preme sottolineare che si è rischiato un nuovo asse della sicurezza con pezzi del Pdl, Fratelli d’Italia, Lega e M5S.
Il tema della clemenza non può prescindere quindi da quello delle riforme sistemiche: amnistia e riforme devono essere contestualizzate, dando così al provvedimento di clemenza quella connotazione di ricostruzione sociale che tale istituto dovrebbe avere (proprio su queste pagine Livio Pepino ha ricordato una delle rarissime amnistie con tale profilo, quella della fine degli anni sessanta dopo la repressione dei movimenti sociali di quegli anni). Da mesi siamo impegnati insieme a molte organizzazioni di società civile, a sindacati come la Cgil, alle Camere Penali, in una campagna che abbiamo chiamato simbolicamente “tre leggi per la giustizia”. Siamo al traguardo delle 50 mila firme e in questo mese le presenteremo alla presidente della Camera Boldrini chiedendo una sessione parlamentare per affrontare in maniera organica un pacchetto di misure incisive. Le nostre tre leggi riguardano l’introduzione del delitto di tortura nel codice penale, il radicale cambiamento della legge sulle droghe, l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, l’istituzione del garante nazionale delle persone private della libertà, modifiche in senso meno repressivo delle norme in materia di custodia cautelare e recidiva, le liste di attesa. A questo complessivo processo crediamo debba essere legata con urgenza l’amnistia  per  ripristinare un trattamento penale ordinario verso quelle categorie sociali deboli contro cui è stata brandita l’arma della repressione penale e per accompagnare la stabile cancellazione dall’area del penale di quei reati privi di offensività e che tali non dovrebbero essere. Si tratta quindi di introdurre una diversa agenda sui temi della giustizia. Lo stesso recente attacco a Magistratura Democratica, la componente garantista dei giudici, ci suggerisce di organizzare con rapidità un confronto serrato sui contenuti per tale cambiamento del funzionamento della macchina che amministra la giustizia: un cambiamento radicale anche perché il riformismo senza riforme porta alla condanna definitiva dell’Italia e la radicalità assoluta e senza compromessi è in realtà la via del buon senso e della ragione. In questo contesto si pone quanto chiaramente evidenziato nella sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia: la condizione di vita delle carceri, definita come quotidiano trattamento disumano e degradante, accostata alla tortura dallo stesso ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, rende indilazionabile un provvedimento a efficacia immediata che riporti il sistema nella legalità penitenziaria e contabile. Nelle carceri non vi deve essere un detenuto in più rispetto ai posti letto regolamentari. Il provvedimento di clemenza mirato può servire a questo, se insieme però si cambia la filosofia della pena. In questo senso sarebbe cosa buona e giusta che le indicazioni che stanno emergendo dalla Commissione presieduta da Mauro Palma vengano messe subito in atto, visto che esse vanno verso l’obiettivo di tenere insieme la riduzione dell’impatto carcerario e una migliore qualità della vita nelle carceri.

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Agenda

Libri galeotti a Ferrara

libri_galeottiLIBRI GALEOTTI
Carcere, pena (e dintorni) nelle pagine di recenti volumi

Università di Ferrara
Dipartimento di Giurisprudenza – Dottorato di Diritto costituzionale

ibs.it Bookshop
Piazza Trento e Trieste – Palazzo San Crispino

In collaborazione con
Difensore Civico dell’Emilia Romagna, Garante dei Diritti dei Detenuti di Ferrara, Scuola Superiore dell’Avvocatura, Garante delle persone private della libertà dell’Emilia Romagna

Con il Patrocinio di
Fondazione Forense ferrarese, Provincia di Ferrara, Comune di Ferrara, IUSS

venerdì 20 settembre 2013, ore 17.30

IL REATO CHE NON C’E’: LA TORTURA
MASSIMO LA TORRE – MARINA LALATTA COSTERBOSA

Legalizzare la tortura?
Ascesa e declino dello Stato di diritto
(il Mulino 2013)

ne discutono con l’Autrice:
MAURO PALMA, già Presidente del Comitato Europeo Prevenzione Tortura
ANDREA PUGIOTTO, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
coordina la discussione:
CRISTIANA FIORAVANTI, Associato di Diritto UE, Università di Ferrara
saluto introduttivo:
ROBERTO BIN, Direttore IUSS – Ferrara 1391
Letture sceniche:
MARCELLO BRONDI, Attore

venerdì 27 settembre 2013, ore 17.30

LE PRIGIONI DEGLI ALTRI: I CIE
CATERINA MAZZA

La prigione degli stranieri.
I Centri di Identificazione e di Espulsione
(Ediesse, 2013)

ne discutono con l’Autrice:
ALBERTO BURGIO, Ordinario di Storia della Filosofia, Università di Bologna
ANDREA PUGIOTTO, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
coordina la discussione:
GIUDITTA BRUNELLI, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
saluto introduttivo:
DESI BRUNO, Garante regionale per le persone private della libertà personale
letture sceniche:
MARCELLO BRONDI, Attore
Dipartimento di Giurisprudenza
Dottorato di Diritto costituzionale

venerdì 4 ottobre 2013, ore 17.30

DIRITTI E DIRITTO DIETRO LE SBARRE
MARCO RUOTOLO
Dignità e carcere
(Editoriale Scientifica, 2011)

ne discutono con l’Autore:
FRANCESCO MAISTO, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna
ANDREA PUGIOTTO, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
coordina la discussione:
PAOLO VERONESI, Associato di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
saluto introduttivo:
MARCELLO MARIGHELLI, Garante dei diritti dei detenuti, Comune di Ferrara
letture sceniche:
MARCELLO BRONDI, Attore

venerdì 11 ottobre 2013, ore 17.30

DALL’AULA DI TRIBUNALE AL CARCERE:
UN’AGENDA DI COSE DA FARE
GLAUCO GIOSTRA (A CURA DI)

Sovraffollamento carceri:
una proposta per affrontare l’emergenza
(Quaderni del CSM, n.160, 2013)

ne discutono con l’Autore:
MARCELLO BORTOLATO, Tribunale di Sorveglianza di Venezia
FRANCO CORLEONE, Garante dei diritti dei detenuti, Comune di Firenze
coordina la discussione:
ANDREA PUGIOTTO, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
saluto introduttivo:
FEDERICO D’ANNEO, Direttore della Scuola Forense di Ferrara
letture sceniche:
MARCELLO BRONDI, Attore

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In Primo Piano Le carceri

L’occasione mancata e la nostra felice avventura

corleoneL’OCCASIONE MANCATA E LA NOSTRA FELICE AVVENTURA

Finisce così, con l’amaro in bocca la vicenda della conversione in legge del decreto sull’esecuzione delle pene. Certo poteva finire peggio. Se fosse rimasto il testo uscito dal Senato, sarebbe stato meglio lasciarlo decadere e riprendere da capo la questione.

La discussione parlamentare è stata comunque utile per far emergere molti atteggiamenti e comportamenti con cui dovremo nuovamente cimentarci. Gli argomenti addotti dagli oppositori, Lega, Pdl, ma anche M5Stelle, per contrastare le misure del cosiddetto decreto svuotacarceri dimostrano che la subcultura securitaria ha scavato in questi anni nelle viscere profonde. Il giustizialismo ha sconfitto il garantismo: occorre una profonda opera di ricostruzione della cultura del diritto penale mite e minimo, delle ragioni della convivenza contrapposta alla logica della vendetta.

Eravamo stati facili profeti nel sostenere che la scelta da parte della ministra Cancellieri di non affrontare il nodo che provoca il sovraffollamento carcerario, cioè la legge sulle droghe, la famigerata Fini-Giovanardi e di aggredire, giustamente, la legge Cirielli sulla recidiva, avrebbe facilitato l’espressione truculenta di luoghi comuni e la ricerca delle eccezioni per i reati ritenuti più odiosi. Non avere seguito la via maestra suggerita dai dati del Libro Bianco sugli effetti della legislazione antidroga ha comportato la conseguenza di un taglio di basso profilo che ha ringalluzzito i forcaioli di ogni risma con toni di becera propaganda.

E’ necessario anche un primo bilancio dell’iniziativa del digiuno a staffetta. Considero straordinario per la stagione (metereologica e politica) la durata, ben 60 giorni!, e le tante adesioni, 42, di persone con storie e sensibilità diverse che hanno scelto con autonomia e responsabilità, di costruire una catena di solidarietà importante e significativa. L’adesione delle detenute di Sollicciano con forme originali di partecipazione, ad esempio con lo sciopero del carrello, suggerisce l’idea di arricchire l’armamentario e le modalità di partecipazione con iniziative dirette e nonviolente che non siano solamente l’astensione dal cibo.

Abbiamo contribuito alla sensibilizzazione su un tema difficile e nell’incontro con la ministra Cancellieri abbiamo illustrato proposte e richieste di portata immediata e di lunga gittata. Molte di queste idee sono entrate nel primo documento della Commissione presieduta da Mauro Palma e mi auguro vengano assunte come un piano operativo e non meramente speculativo.

Ultima cosa, decisiva. Occorre rilanciare la campagna della raccolta firme sulle tre leggi di iniziativa popolare su tortura, carcere, droghe. Invito tutte e tutti a organizzarsi per una raccolta autogestita fino al 20 settembre. Basta andare sul sito www.3leggi.it e verificare tutti i modi per partecipare a un esito che deve essere un successo a partire dalle 50.000 firme e per imporre una agenda di riforme efficaci al Parlamento e al Governo.

Da settembre sarà in libreria un nuovo volume su carcere e dintorni, intitolato Volti e maschere della pena, edito da Ediesse che potrà aiutare confronto e dibattito.

 

Franco Corleone

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In Primo Piano Le carceri Rassegna Stampa

Carceri. Continua il digiuno promosso dal Garante di Firenze

Corleone a Sollicciano(ANSA) – FIRENZE, 19 GIU – Continua il digiuno staffetta, iniziato il 12 giugno scorso, promosso dal garante per detenuti del Comune di Firenze Franco Corleone per “chiedere che il decreto legge annunciato dal Governo, forse già per venerdì, affronti alla radice il problema del sovraffollamento nelle carceri italiane”.

Tra i motivi dell’iniziativa, spiega il garante per i detenuti, anche quello di “sostenere la raccolta di firme per le tre proposte di legge di iniziativa popolare su tortura, carceri e droghe”, promosse da numerose associazioni di settore. “C’é poi la richiesta dell’attribuzione, da parte del
presidente del Consiglio Enrico Letta, della delega per la politica delle droghe a un soggetto in ambito governativo che segni una discontinuità con le politiche precedenti in materia”.

Il digiuno staffetta, che è stato interrotto oggi da Corleone “per motivi di salute legati alla necessità di assumere antibiotici” e che sarà portato avanti prima da Leonardo Fiorentini, webmaster del sito fuiriluogo.it, e poi dal giornalista Ettore Gobbato, andrà avanti almeno fino al 26 giugno.

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comunicati stampa In Primo Piano

Il DL è uno strumento unico e irripetibile: non va sprecato

Carceri Inferni7° GIORNO DI DIGIUNO

 “SUBITO UN DECRETO LEGGE PER LA LEGALITA’ NELLE CARCERI E PER SUPERARE IL SOVRAFFOLLAMENTO”

Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze, ha dichiarato: “ La mobilitazione per il giorno 26 giugno per una grande raccolta delle firme sulle tre proposte di legge di iniziativa popolare sta prendendo corpo, con l’obbiettivo di raggiungere le 50mila firme da consegnare in Parlamento proprio per fine giugno.

Il Governo non ha ancora proceduto all’attribuzione della delega per la politica delle droghe. Vi è il timore che per il gioco degli equilibri interni alle larghe intese la decisione sia di pura conservazione mentre occorrerebbe una chiara discontinuità rispetto alle scelte compiute negli anni scorsi da Carlo Giovanardi. Sarebbe assurdo che dopo la sentenza della Cassazione, che rinvia la legge Fini Giovanardi alla Corte Costituzionale, si rilegittimasse una posizione che ha la responsabilità principale del sovraffollamento carcerario. E’ confermata l’intenzione del Governo di emanare un decreto legge sulle questioni del carcere nei prossimi giorni. E’ uno strumento unico e irripetibile che non può essere sprecato con provvedimenti minimali e parziali. Per questo suggerisco che con le associazioni e con i movimenti si faccia il massimo di pressione affinché il decreto legge contenga le proposte elaborate dal Cartello per le leggi di iniziativa popolare e integralmente i contenuti della Commissione del CSM presieduta dal professor Giostra.

Aspettiamo ancora la fissazione degli incontri istituzionali che abbiamo chiesto.

Oggi è partito il digiuno a staffetta con l’adesione del giornalista, Renzo Magosso .

Domani raccoglierà il testimone Leonardo Fiorentini, webmaster di Fuoriluogo.it e del sito www.3leggi.it.”

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comunicati stampa In Primo Piano Le carceri

Troppo silenzio sul carcere. Corleone digiuna e chiede un decreto legge

Corleone a Sollicciano“Troppo silenzio sul carcere”
Franco Corleone inizia un digiuno per la Riforma
Un decreto legge subito

La Grande Chambre della Corte di Strasburgo ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’Italia avverso la sentenza Torreggiani ed altri e quindi da fine maggio è scattato il conto alla rovescia per evitare pesanti sanzioni giudiziarie e riflessi economici negativi.

Il Parlamento e il Governo devono adottare urgentemente provvedimenti per annullare il sovraffollamento che è circa di 20mila persone in più rispetto alla capienza regolamentare.

E’ in corso la raccolta delle firme per tre proposte di legge di iniziativa popolare che rappresenterebbero una svolta decisiva per l’affermazione dei diritti umani,  per un  miglioramento delle condizioni di vita per i detenuti e attraverso la modifica della Legge Fini – Giovanardi, a un minor ingresso  in carcere di consumatori di sostanze stupefacenti e l’uscita di detenuti tossicodipendenti.

La raccolta delle firme  procede con successo, ma è carente di una adeguata informazione.

Il 26 giugno, giornata mondiale sulla tortura e sulle droghe, il Cartello di Associazioni promotore della giornata, intende anche realizzare  un centinaio di punti di raccolta delle firme in tutta Italia, per raggiungere l’obiettivo delle 50mila firme e consegnarle al Parlamento nel mese di luglio, in modo che possano essere prese in esame dalla Camera dei Deputati nel mese di settembre.

Ovviamente altri provvedimenti (ad esempio  quello sull’affettività) dovranno essere presi in esame dal Parlamento in una sessione speciale.

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Agenda

Un giorno in galera a Chieti

MERCOLEDI’ 10 APRILE 2013
presso la CASA CIRCONDARIALE DI CHIETI
SALA TEATRO
VIA E. IANNI 30
(H 14.30- 18.30)

CONVEGNO
“UN GIORNO IN GALERA”
Riflessioni sulla pena e sulla vita in carcere

Saluti:
Dott. Geremia Spiniello- Presidente del Tribunale di Chieti
Dott. Pietro Mennini, Procuratore Capo presso la Procura di Chieti
Avv. Manuela Deorsola- Giunta UCPI
Avv. Pierluigi Tenaglia- Presidente Ordine degli Avvocati di Chieti
Avv. Goffredo Tatozzi- Presidente Camera Penale di Chieti-

proiezione video “ Prigioni d’Italia”

introduce e modera
Avv. Emanuela De Amicis
Referente Osservatorio Carcere Camera Penale di Chieti

INTERVENTI E RELAZIONI:

GIUSEPPINA RUGGERO
Direttore Casa Circondariale
“elementi/strumenti del trattamento: il lavoro all’esterno”

GIANMARCO CIFALDI
Docente Università d’Annunzio Chieti-Pescara
“una ricerca in Abruzzo”

FRANCESCO LO PICCOLO
Giornalista, Presidente della ONLUS “Voci di dentro”
“dalla rieducazione alla responsabilizzazione attraverso cultura e lavoro: storie di detenuti”

COMMISSARIO VALENTINO DI BARTOLOMEO
Comandante reparto polizia penitenziaria
“h24”

FRANCO CORLEONE
Presidente della Società della Ragione e Coordinatore dei garanti per i diritti dei detenuti
“Il delitto della pena”

DOTT.SSA MARIA ROSARIA PARRUTI
Magistrato di Sorveglianza presso il Tribunale di Pescara “carcere e rieducazione: è ancora possibile?”
DON SETTIMIO LUCIANO
Docente di filosofia teoretica presso l’Istituto di Teologia abruzzese-molisano PIANUM
“Far crescere la luce della speranza nell’ombra del carcere”

CONCLUSIONI
AVV. ALESSANDRO DE FEDERICIS
Responsabile Osservatorio Carcere UCPI

DIBATTITO

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Le carceri Rassegna Stampa

«Il carcere? Un’emergenza da trent’anni»

IL CONVEGNO. Il Garante dei detenuti di Firenze, il presidente della Camera penale di Brescia e una portavoce dei familiari su limiti e problemi di Canton Mombello
Corleone: «Fin dal 1982 detenuti ammassati e un’aria irrespirabile» Amato: «La messa in prova possibile antidoto al sovraffollamento»

Condizioni di vita disumane, malattie, suicidi: i limiti del carcere di Brescia – il carcere più sovraffollato d’Italia, con 471 detenuti registrati a gennaio, a fronte di una capienza di 206 posti – sono emersi in tutta la loro drammaticità nel corso dell’incontro organizzato dal «Comitato per la chiusura del carcere lager di Canton Mombello» nella sala Buozzi di via Folonari. Al tavolo dei ralatori Franco Corleone, Garante dei detenuti del Comune di Firenze, l’avvocato Stefania Amato, presidente della Camera penale di Brescia, e una portavoce dei familiari dei detenuti, Caterina Pagani, introdotti da Luigino Beltrami, che ha ricordato i problemi sollevati dal Comitato nei mesi scorsi. Le richieste di attenzione verso i detenuti vanno dal contrasto alle leggi che producono una carcerazione eccessiva (la ex Cirielli, la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi) al ricorso a soluzioni drastiche come indulto e amnistia ma anche alla verifica dell’operato del Tribunale di sorveglianza di Brescia, restio – secondo il Comitato – ad applicare i benefici di legge. Al top la richiesta di liberarsi della necessità del carcere in favore di pene alternative. FRANCO CORLEONE ha ricordato come già nel 1982 la questione Canton Mombello fosse grave: «Ormai trent’anni fa mi recai in visita e trovai detenuti ammassati e un’aria irrespirabile, proprio come oggi. Canton Mombello è una delle poche carceri ancora all’interno delle città e dovrebbe essere un luogo diverso rispetto a ciò che è». Il problema, secondo Corleone, non è la mancanza di posti letto, ma l’esistenza di «leggi criminose, che portano in carcere persone che non ci dovrebbero stare: il sovraffollamento non è casuale, ma voluto e costruito. Nel 2011 a causa della legge Fini-Giovanardi sono finite in carcere 28 mila persone, sempre le più deboli: il carcere italiano è un modello arcaico di infantilizzazione delle persone. Le nostre posizioni – ha precisato – non sono estremiste, ma sono le stesse del Consiglio superiore della magistratura». NON SOLO: la protesta contro le leggi ricordate da Corleone e contro la mancata applicazione delle pene alternative accomuna anche l’Unione delle Camere penali. «Ci sono stati interventi scellerati sulla custodia cautelare: in molti hanno provato a rendere inapplicabili gli arresti domiciliari per alcuni reati, ma la Corte costituzionale ha sempre smantellato questi tentativi – ha sottolineato Amato -. La maggior parte dei detenuti italiani è in carcere senza aver ancora una sentenza definitiva», prima do ricordare le proteste della Camera penale di Brescia, che nel 2011 ha partecipato a uno sciopero della fame con Marco Pannella e che il 22 novembre dell’anno scorso ha dato vita all’astensione dalle udienze. Negli ultimi tempi, però, qualcosa si è mosso. «Introdurre lo sport o la musica in carcere è uno sforzo di umanizzazione importante, così come la Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti emanata dal ministro Severino», ha riconosciuto Amato, per poi lanciare alcune idee utili a ridurre il problema del sovraffollamento: «Abbiamo chiesto indulto e amnistia, ma la politica non li accetta. Una buona idea sarebbe la sospensione del processo con la messa alla prova, già prevista per i minorenni». SE QUALCHE miglioramento è visibile, ciò non basta a placare la rabbia dei familiari dei detenuti. «Ho avuto due fratelli a Canton Mombello, dove i detenuti sono imbottiti di farmaci per tenerli buoni – ha accusato Pagani -. Chiediamo che la direttrice sia più disponibile, diminuendo le restrizioni sulla spesa che i familiari possono portare in carcere. E spero che la Chiesa bresciana si impegni di più per le loro condizioni di vita».

Manuel Venturi su BresciaOggi del 10 febbraio

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Agenda

Assemblea a Brescia

canton-mombelloASSEMBLEA PUBBLICA
alla Sala Buozzi – Camera del Lavoro di Brescia via Folonari 20 Brescia
8 febbraio 2013 ore 20.30

CARCERE
Quale futuro per i detenuti di Canton Mombello?

ne parliamo con:
FRANCO CORLEONE  – Garante dei detenuti nel Comune di Firenze e presidente della Società della Ragione
avv. STEFANIA AMATO – Presidente della Camera Penale di Brescia
un portavoce dei familiari dei detenuti di Canton Mombello

Comitato per la chiusura del carcere lager di Canton Mombello